In viaggio con James Bond
by: anitacapa
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Dal casinò del Mamunia di Marrakech, al Casinò di Montecarlo, l’atmosfera è la medesima. Nell’aria c’è l’odore della paura. La si sente appena entrati, nell’aria velata di fumo.
Si può camminare come fantasmi invisibili. Nessuno vi guarderà. Gli sguardi sono calamitati da qualcosa sul tavolo verde. Non certo denaro. Non c’é il denaro nei casinò. Ci si va per perderlo più che per guadagnarlo.
Ad inchiodare gli sguardi sono i colori alchemici della dea bendata: il rosso, il bianco e il nero delle carte da gioco e delle fiches.
Eppure da questi buchi neri, l’energia ingoiata ai giocatori si irradia poi nella città circostante, creando atmosfere elettrizzate nelle quali tutto sembra possibile.
Sono le città di Bond, l’agente di celluloide più glamour di sempre.
Grazie a internet è ora possibile seguirne le orme (http://www.casino-movies.com/).
Seguiamolo dunque nel suo periplo e troveremo un itinerario ideale sul quale sgranare le tappe future di dei nostri viaggi. Troveremo città di frontiera dove le normali regole di vita cedono allo spirito d’avventura.
Come non sentirsi ai confini della realtà guardando l’Africa da quel piccolo angolo di Inghilterra situato alle colonne d’Ercole? Dalla rocca di Gibilterra e dalla terrazza del suo Gibraltar Casino potrete contemplare i neri marosi d’Atlantico combattere con le quiete acque del Mediterraneo.
E Montecarlo con le sue terre strappate al mare con la sua sfida edificatoria, i magnati della finanza, le belle donne, i piloti, gli attori, i cantanti lirici tutti coinvolti in un galà senza fine… non è forse una scommessa contro il senso comune? Ma se questa realtà non fosse per qualcuno sufficientemente ai limiti, si può sempre fare un salto all’altro mondo, fino a quel continente agli antipodi che è l’Australia dove troveremo il complesso del Crown da cui si irradia la febbre notturna che pervade l’intera Melbourne.
Dal mondo capovolto seguendo Bond si arriva al mondo virtuale di Las Vegas. Un mondo che prende vita con un interruttore come al computer per via di miriadi di cicuiti. Ecco allora che il diurno mondo di tralicci e palazzi grigi si trasfigura in un mondo pulsante di colori e di luci come a venir trasportati nello schermo di una slot machine.
Ma i paradossi del gambling tourism non finiscono qui. Difficile immaginare un contrasto più stridente tra l’idea un po’ saggia e un po’ selvaggia di un Toro seduto, con il cinismo finanziario di un moderno gestore di casino.
Eppure proprio ai casino gli indiani di Tampa in Florida debbono le poche possibilità delle nuove generazioni di studiare e tentare di uscire da un destino segnato. Stiamo parlando degli indians casino che le popolazioni autoctone possono creare nelle riserve e gestire in forza di una autonomia che li sottrae alle leggi che vietano il gioco d’azzardo.
Un altro modo per sottrarsi alle leggi medesime è stato rinvenuto a Miami dove il centro energetico del gioco si trova su uno yacht di 200 piedi e da 15 milioni di dollari. E’ il Casino Princesa , un off shore per circumnavigare la città dei gays e dei pensionati vagheggiando magari delle isole Key di Ernest Hemingway.
E siamo ormai a Macao, l’altrove per definizione. Il posto dove perdersi e far perdere le proprie tracce. Un nome che profuma d’oppio al solo pronunciarlo. Macao frutto dell’incontro di cultura portoghese e civiltà cinese. Città dunque sino-lusitana, il mistero di Macao al fondo è tutto qui. Con i tavoli del Baccarat del Sands e i giocatori storditi di té verde. Qui più di altrove l’atmosfera è truce.
Lo riferisce la mia fonte che è anche l’unico sito al mondo dedicato alle città del gioco http://www.casinotourism.info/.
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anita capa
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