LE INVASIONI BARBARICHE
by: sergentehartman
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Voi direte che me la sono cercata, ed è vero, ma vi giuro che ero in buona fede. Capita.
Capita
che mentre ti trovi nella tua camera da pranzo annegata in una quieta
atmosfera messicana (fatemi fare un po' di colore, diamine!) ti fidi
del consiglio di un amico.
O presunto tale. O sedicente tale.
Certamente
non bisogna giudicare gli uomini dalle amicizie. Guardate Giuda, per
dire, frequentava tutte persone irreprensibili. Eppure.
E lungi da me l'idea di buttare l'amico con l'acqua sporca.
No!
No! sergentehartman si assume le sue responsabilità e vi parlerà di
questo film da red carpet (presentato al Festival di Cannes nel 2003).
Certo
trovarsi (non inganni il titolo) davanti ad un film che affronta la
vita (e soprattutto la morte) dal punto di vista della sub-specie umana
che occupa, nella mia (e del sergentehartman) scala del disprezzo, il
podio, ad un incollatura dai pedofili, mi crea qualche turbamento.
Radical-chic.
Un
vecchio radical-chic, Remy, docente universitario di Storia, borioso e
libertino quanto inutile nella sua esistenza alto-borghese, viene colto
da improvvisa malattia (cancro) e viene ricoverato in un ospedale
affollato e popolare di Montreal. Senza speranza.
Al capezzale viene
convocato il figlio, Sebastien, perfetto self-made man, pratico fino al
cinismo (chiaramente e senza remore, il mio personaggio preferito). E
molto ricco.
Che il padre vede come "il principe" dei barbari.
Si,
perché il messaggio, scaturito da un frammento video, con il sottofondo
del solito esperto "da salotto", dell'attacco alle Twin Towers (da cui
il titolo del film) è: "i terroristi attaccano l'Occidente (portandoci
la guerra in casa) ma i veri barbari siamo noi." "Così come le
invasioni barbariche segnarono inevitabilmente il declino dell'impero
romano, allo stesso modo i "barbari" di oggi travestiti da uomini
d'affari in doppio petto, consacrati ai soldi e alla tecnologia, che
conducono una vita frenetica ed omologata, stanno minando quella
civiltà occidentale che è cominciata con Dante."Il solito messaggio
(nella prima parte) tafazzista di una certa visione del mondo figlia
della beat generation. Quella parte di umanità che non è mai cresciuta
e che morirà parlandosi addosso e scansando le responsabilità. E
accollando all'Occidente solo doveri. E mi fermo qui che mi potrebbero
spuntare sulle labbra parole da caporale in libera uscita.
Sebastien
si troverà ad affrontare subito il sindacato, che domina, a quanto si
vede, anche negli ospedali canadesi. Come un Policlinico qualsiasi.
Stessa capacità dis-organizzativa. Come è piccolo il mondo.
E si
adopererà per fargli trascorrere gli ultimi giorni felici. Ricorrendo
anche all'eroina. Che servirà per l'eutanasia finale (alla quale, in
linea di principio e con i dovuti distinguo, non siamo contrari).
Chiaramente
tra gli amici non mancano (come potrebbero?) la coppia gay, ricca e di
successo (avete mai visto un gay povero? Sembra che non ne producano
negli studi cinematografici).
Quindi, ricapitolando vecchi tromboni
radical-chic, coppie omosessuali, la droga e l'eutanasia. Manca
qualcosa? Forse un cicinin di "cultura" rom. Vedremo al prossimo
capitolo. Come si dice in questi casi "la speranza è l'ultima a morire".
Gradevole
nei dialoghi e nelle citazioni (colte. Anche troppo. Platone e Seneca a
iosa, Arcipelago gulag, Primo Levi ect, ect), nella scelta dei colori e
delle atmosfere, (le immagini della tranquillità del lago) ma irritante
in questo porsi ad esemplificazione di una società, quella occidentale,
vista come decadente, avendo come unico filtro e pietra di paragone i
discorsi di quattro vecchi tromboni che dissertano di filosofia mentre
bevono un ottimo vino italiano . E vorrei vedere.
Rappresentare la
decadenza di una società facendoci vedere le storture provocate da una
certa , come dicono, con sussiego, quelli che parlano bene, "cultura" è
come scegliere di legare il portiere al palo e poi criticare perché si
è persa la partita. E farci pure la morale. E magari vincere un premio
a Cannes.
Per fortuna un po' meno ipocrita è la condanna di tutti
gli "ismi", visto che sembra chiara l'inclusione del totalitarismo
principe del '900 (indovinate quale. Dai… un piccolo sforzo…. Vi aiuto:
è rosso sangue).
Il moralismo, che sembra assente nelle
problematiche suddette, viene riservato solo all'unico personaggio che
veramente si staglia sulle chiacchiere in libertà e concretezza zero e
fa quello che un figlio farebbe per il suo genitore: quanto è possibile
in relazione alle sue capacità economiche, accantonando il rancore, le
incomprensioni e l'assenza di chi ti ha messo al mondo. L'unica figura
che abbia una solida "morale". Se questo è un "barbaro", io ho ancora
speranze per il nostro mondo.Voi direte che me la sono cercata, ed è vero, ma vi giuro che ero in buona fede. Capita.
Capita
che mentre ti trovi nella tua camera da pranzo annegata in una quieta
atmosfera messicana (fatemi fare un po' di colore, diamine!) ti fidi
del consiglio di un amico.
O presunto tale. O sedicente tale.
Certamente
non bisogna giudicare gli uomini dalle amicizie. Guardate Giuda, per
dire, frequentava tutte persone irreprensibili. Eppure.
E lungi da me l'idea di buttare l'amico con l'acqua sporca.
No!
No! sergentehartman si assume le sue responsabilità e vi parlerà di
questo film da red carpet (presentato al Festival di Cannes nel 2003).
Certo
trovarsi (non inganni il titolo) davanti ad un film che affronta la
vita (e soprattutto la morte) dal punto di vista della sub-specie umana
che occupa, nella mia (e del sergentehartman) scala del disprezzo, il
podio, ad un incollatura dai pedofili, mi crea qualche turbamento.
Radical-chic.
Un
vecchio radical-chic, Remy, docente universitario di Storia, borioso e
libertino quanto inutile nella sua esistenza alto-borghese, viene colto
da improvvisa malattia (cancro) e viene ricoverato in un ospedale
affollato e popolare di Montreal. Senza speranza.
Al capezzale viene
convocato il figlio, Sebastien, perfetto self-made man, pratico fino al
cinismo (chiaramente e senza remore, il mio personaggio preferito). E
molto ricco.
Che il padre vede come "il principe" dei barbari.
Si,
perché il messaggio, scaturito da un frammento video, con il sottofondo
del solito esperto "da salotto", dell'attacco alle Twin Towers (da cui
il titolo del film) è: "i terroristi attaccano l'Occidente (portandoci
la guerra in casa) ma i veri barbari siamo noi." "Così come le
invasioni barbariche segnarono inevitabilmente il declino dell'impero
romano, allo stesso modo i "barbari" di oggi travestiti da uomini
d'affari in doppio petto, consacrati ai soldi e alla tecnologia, che
conducono una vita frenetica ed omologata, stanno minando quella
civiltà occidentale che è cominciata con Dante."Il solito messaggio
(nella prima parte) tafazzista di una certa visione del mondo figlia
della beat generation. Quella parte di umanità che non è mai cresciuta
e che morirà parlandosi addosso e scansando le responsabilità. E
accollando all'Occidente solo doveri. E mi fermo qui che mi potrebbero
spuntare sulle labbra parole da caporale in libera uscita.
Sebastien
si troverà ad affrontare subito il sindacato, che domina, a quanto si
vede, anche negli ospedali canadesi. Come un Policlinico qualsiasi.
Stessa capacità dis-organizzativa. Come è piccolo il mondo.
E si
adopererà per fargli trascorrere gli ultimi giorni felici. Ricorrendo
anche all'eroina. Che servirà per l'eutanasia finale (alla quale, in
linea di principio e con i dovuti distinguo, non siamo contrari).
Chiaramente
tra gli amici non mancano (come potrebbero?) la coppia gay, ricca e di
successo (avete mai visto un gay povero? Sembra che non ne producano
negli studi cinematografici).
Quindi, ricapitolando vecchi tromboni
radical-chic, coppie omosessuali, la droga e l'eutanasia. Manca
qualcosa? Forse un cicinin di "cultura" rom. Vedremo al prossimo
capitolo. Come si dice in questi casi "la speranza è l'ultima a morire".
Gradevole
nei dialoghi e nelle citazioni (colte. Anche troppo. Platone e Seneca a
iosa, Arcipelago gulag, Primo Levi ect, ect), nella scelta dei colori e
delle atmosfere, (le immagini della tranquillità del lago) ma irritante
in questo porsi ad esemplificazione di una società, quella occidentale,
vista come decadente, avendo come unico filtro e pietra di paragone i
discorsi di quattro vecchi tromboni che dissertano di filosofia mentre
bevono un ottimo vino italiano . E vorrei vedere.
Rappresentare la
decadenza di una società facendoci vedere le storture provocate da una
certa , come dicono, con sussiego, quelli che parlano bene, "cultura" è
come scegliere di legare il portiere al palo e poi criticare perché si
è persa la partita. E farci pure la morale. E magari vincere un premio
a Cannes.
Per fortuna un po' meno ipocrita è la condanna di tutti
gli "ismi", visto che sembra chiara l'inclusione del totalitarismo
principe del '900 (indovinate quale. Dai… un piccolo sforzo…. Vi aiuto:
è rosso sangue).
Il moralismo, che sembra assente nelle
problematiche suddette, viene riservato solo all'unico personaggio che
veramente si staglia sulle chiacchiere in libertà e concretezza zero e
fa quello che un figlio farebbe per il suo genitore: quanto è possibile
in relazione alle sue capacità economiche, accantonando il rancore, le
incomprensioni e l'assenza di chi ti ha messo al mondo. L'unica figura
che abbia una solida "morale". Se questo è un "barbaro", io ho ancora
speranze per il nostro mondo.Voi direte che me la sono cercata, ed è vero, ma vi giuro che ero in buona fede. Capita.
Capita
che mentre ti trovi nella tua camera da pranzo annegata in una quieta
atmosfera messicana (fatemi fare un po' di colore, diamine!) ti fidi
del consiglio di un amico.
O presunto tale. O sedicente tale.
Certamente
non bisogna giudicare gli uomini dalle amicizie. Guardate Giuda, per
dire, frequentava tutte persone irreprensibili. Eppure.
E lungi da me l'idea di buttare l'amico con l'acqua sporca.
No!
No! sergentehartman si assume le sue responsabilità e vi parlerà di
questo film da red carpet (presentato al Festival di Cannes nel 2003).
Certo
trovarsi (non inganni il titolo) davanti ad un film che affronta la
vita (e soprattutto la morte) dal punto di vista della sub-specie umana
che occupa, nella mia (e del sergentehartman) scala del disprezzo, il
podio, ad un incollatura dai pedofili, mi crea qualche turbamento.
Radical-chic.
Un
vecchio radical-chic, Remy, docente universitario di Storia, borioso e
libertino quanto inutile nella sua esistenza alto-borghese, viene colto
da improvvisa malattia (cancro) e viene ricoverato in un ospedale
affollato e popolare di Montreal. Senza speranza.
Al capezzale viene
convocato il figlio, Sebastien, perfetto self-made man, pratico fino al
cinismo (chiaramente e senza remore, il mio personaggio preferito). E
molto ricco.
Che il padre vede come "il principe" dei barbari.
Si,
perché il messaggio, scaturito da un frammento video, con il sottofondo
del solito esperto "da salotto", dell'attacco alle Twin Towers (da cui
il titolo del film) è: "i terroristi attaccano l'Occidente (portandoci
la guerra in casa) ma i veri barbari siamo noi." "Così come le
invasioni barbariche segnarono inevitabilmente il declino dell'impero
romano, allo stesso modo i "barbari" di oggi travestiti da uomini
d'affari in doppio petto, consacrati ai soldi e alla tecnologia, che
conducono una vita frenetica ed omologata, stanno minando quella
civiltà occidentale che è cominciata con Dante."Il solito messaggio
(nella prima parte) tafazzista di una certa visione del mondo figlia
della beat generation. Quella parte di umanità che non è mai cresciuta
e che morirà parlandosi addosso e scansando le responsabilità. E
accollando all'Occidente solo doveri. E mi fermo qui che mi potrebbero
spuntare sulle labbra parole da caporale in libera uscita.
Sebastien
si troverà ad affrontare subito il sindacato, che domina, a quanto si
vede, anche negli ospedali canadesi. Come un Policlinico qualsiasi.
Stessa capacità dis-organizzativa. Come è piccolo il mondo.
E si
adopererà per fargli trascorrere gli ultimi giorni felici. Ricorrendo
anche all'eroina. Che servirà per l'eutanasia finale (alla quale, in
linea di principio e con i dovuti distinguo, non siamo contrari).
Chiaramente
tra gli amici non mancano (come potrebbero?) la coppia gay, ricca e di
successo (avete mai visto un gay povero? Sembra che non ne producano
negli studi cinematografici).
Quindi, ricapitolando vecchi tromboni
radical-chic, coppie omosessuali, la droga e l'eutanasia. Manca
qualcosa? Forse un cicinin di "cultura" rom. Vedremo al prossimo
capitolo. Come si dice in questi casi "la speranza è l'ultima a morire".
Gradevole
nei dialoghi e nelle citazioni (colte. Anche troppo. Platone e Seneca a
iosa, Arcipelago gulag, Primo Levi ect, ect), nella scelta dei colori e
delle atmosfere, (le immagini della tranquillità del lago) ma irritante
in questo porsi ad esemplificazione di una società, quella occidentale,
vista come decadente, avendo come unico filtro e pietra di paragone i
discorsi di quattro vecchi tromboni che dissertano di filosofia mentre
bevono un ottimo vino italiano . E vorrei vedere.
Rappresentare la
decadenza di una società facendoci vedere le storture provocate da una
certa , come dicono, con sussiego, quelli che parlano bene, "cultura" è
come scegliere di legare il portiere al palo e poi criticare perché si
è persa la partita. E farci pure la morale. E magari vincere un premio
a Cannes.
Per fortuna un po' meno ipocrita è la condanna di tutti
gli "ismi", visto che sembra chiara l'inclusione del totalitarismo
principe del '900 (indovinate quale. Dai… un piccolo sforzo…. Vi aiuto:
è rosso sangue).
Il moralismo, che sembra assente nelle
problematiche suddette, viene riservato solo all'unico personaggio che
veramente si staglia sulle chiacchiere in libertà e concretezza zero e
fa quello che un figlio farebbe per il suo genitore: quanto è possibile
in relazione alle sue capacità economiche, accantonando il rancore, le
incomprensioni e l'assenza di chi ti ha messo al mondo. L'unica figura
che abbia una solida "morale". Se questo è un "barbaro", io ho ancora
speranze per il nostro mondo.Voi direte che me la sono cercata, ed è vero, ma vi giuro che ero in buona fede. Capita.
Capita
che mentre ti trovi nella tua camera da pranzo annegata in una quieta
atmosfera messicana (fatemi fare un po' di colore, diamine!) ti fidi
del consiglio di un amico.
O presunto tale. O sedicente tale.
Certamente
non bisogna giudicare gli uomini dalle amicizie. Guardate Giuda, per
dire, frequentava tutte persone irreprensibili. Eppure.
E lungi da me l'idea di buttare l'amico con l'acqua sporca.
No!
No! sergentehartman si assume le sue responsabilità e vi parlerà di
questo film da red carpet (presentato al Festival di Cannes nel 2003).
Certo
trovarsi (non inganni il titolo) davanti ad un film che affronta la
vita (e soprattutto la morte) dal punto di vista della sub-specie umana
che occupa, nella mia (e del sergentehartman) scala del disprezzo, il
podio, ad un incollatura dai pedofili, mi crea qualche turbamento.
Radical-chic.
Un
vecchio radical-chic, Remy, docente universitario di Storia, borioso e
libertino quanto inutile nella sua esistenza alto-borghese, viene colto
da improvvisa malattia (cancro) e viene ricoverato in un ospedale
affollato e popolare di Montreal. Senza speranza.
Al capezzale viene
convocato il figlio, Sebastien, perfetto self-made man, pratico fino al
cinismo (chiaramente e senza remore, il mio personaggio preferito). E
molto ricco.
Che il padre vede come "il principe" dei barbari.
Si,
perché il messaggio, scaturito da un frammento video, con il sottofondo
del solito esperto "da salotto", dell'attacco alle Twin Towers (da cui
il titolo del film) è: "i terroristi attaccano l'Occidente (portandoci
la guerra in casa) ma i veri barbari siamo noi." "Così come le
invasioni barbariche segnarono inevitabilmente il declino dell'impero
romano, allo stesso modo i "barbari" di oggi travestiti da uomini
d'affari in doppio petto, consacrati ai soldi e alla tecnologia, che
conducono una vita frenetica ed omologata, stanno minando quella
civiltà occidentale che è cominciata con Dante."Il solito messaggio
(nella prima parte) tafazzista di una certa visione del mondo figlia
della beat generation. Quella parte di umanità che non è mai cresciuta
e che morirà parlandosi addosso e scansando le responsabilità. E
accollando all'Occidente solo doveri. E mi fermo qui che mi potrebbero
spuntare sulle labbra parole da caporale in libera uscita.
Sebastien
si troverà ad affrontare subito il sindacato, che domina, a quanto si
vede, anche negli ospedali canadesi. Come un Policlinico qualsiasi.
Stessa capacità dis-organizzativa. Come è piccolo il mondo.
E si
adopererà per fargli trascorrere gli ultimi giorni felici. Ricorrendo
anche all'eroina. Che servirà per l'eutanasia finale (alla quale, in
linea di principio e con i dovuti distinguo, non siamo contrari).
Chiaramente
tra gli amici non mancano (come potrebbero?) la coppia gay, ricca e di
successo (avete mai visto un gay povero? Sembra che non ne producano
negli studi cinematografici).
Quindi, ricapitolando vecchi tromboni
radical-chic, coppie omosessuali, la droga e l'eutanasia. Manca
qualcosa? Forse un cicinin di "cultura" rom. Vedremo al prossimo
capitolo. Come si dice in questi casi "la speranza è l'ultima a morire".
Gradevole
nei dialoghi e nelle citazioni (colte. Anche troppo. Platone e Seneca a
iosa, Arcipelago gulag, Primo Levi ect, ect), nella scelta dei colori e
delle atmosfere, (le immagini della tranquillità del lago) ma irritante
in questo porsi ad esemplificazione di una società, quella occidentale,
vista come decadente, avendo come unico filtro e pietra di paragone i
discorsi di quattro vecchi tromboni che dissertano di filosofia mentre
bevono un ottimo vino italiano . E vorrei vedere.
Rappresentare la
decadenza di una società facendoci vedere le storture provocate da una
certa , come dicono, con sussiego, quelli che parlano bene, "cultura" è
come scegliere di legare il portiere al palo e poi criticare perché si
è persa la partita. E farci pure la morale. E magari vincere un premio
a Cannes.
Per fortuna un po' meno ipocrita è la condanna di tutti
gli "ismi", visto che sembra chiara l'inclusione del totalitarismo
principe del '900 (indovinate quale. Dai… un piccolo sforzo…. Vi aiuto:
è rosso sangue).
Il moralismo, che sembra assente nelle
problematiche suddette, viene riservato solo all'unico personaggio che
veramente si staglia sulle chiacchiere in libertà e concretezza zero e
fa quello che un figlio farebbe per il suo genitore: quanto è possibile
in relazione alle sue capacità economiche, accantonando il rancore, le
incomprensioni e l'assenza di chi ti ha messo al mondo. L'unica figura
che abbia una solida "morale". Se questo è un "barbaro", io ho ancora
speranze per il nostro mondo.
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Scrivere guardando da "destra".
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