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Il JEM attacca Kahrtoum

by: giorgiotrombatore
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IL JEM attacca Khartoum,

Storia di una battaglia che ha avuto inizio tre anni prima in un alloggio della cooperazione di Nyala.

 

Il 10 Maggio scorso è una data importante nel conflitto del Darfur.

Per la prima volta circa 1100 soldati si sono presentati alle porte di Khartoum tentando un disperato colpo di stato.

 

L’impresa ha preso di sorpresa un po’ tutti a partire dai serivizi segreti occidentali sino agli stessi governativi sudanesi che non si sono accorti che circa 200 veicoli (tra pick-ups e camion ) avevano attraversato  l’intera regione del Darfur per giungere dopo un lungo tragitto sino alle porte di Omdurman.

 

Forse nessuno si è stupito che a condurre questo attacco ci fosse la mano del Jem, il Justice Equality Movement che fin dal 2004 si è distinto nella guerra del Darfur per la loro organizzazione politica e militare.

 

Personalmente ho conosciuto i dirigenti del JEM nel novembre del 2004.Il primo incontro è stato nelle sabbie del sud Darfur a qualche chilometro dalla cittadina di As Senet.

 

In quel tempo mi occupavo della costruzione di un acquedotto nella zona.La città di As Senet presentava una particolarietà diversa da tutte le altre.

Il piccolo villaggio era diviso da due gruppi di guerriglieri; da un lato vi erano i seguaci di Minnie Mennawie (gruppo dell’SLA a maggioranza Zagawa) dall’altro vi erano i seguaci di Ibrahim Khalil del Jem.

 

La mia presenza nel territorio come operatore umanitario mi aveva permesso di entrare in contatto frequentemente con tutti i gruppi in lotta nella zona.

L’incontro più importante avvenne qualche mese dopo, quando mi recai in una località del Nord del darfur verso il confine libico ed incontrai quello che era il personaggio più carismatico del gruppo del Jem.

Bahar Idris.

Un giovane sudanese che da anni gestiva le operazioni militari del JEM con diversi contatti con il gruppo presente in Chad e persino con collaboratori a Dubai ed in Eritrea.

 

Qualche tempo dopo Bahar Idris mi diede dimostrazione del suo controllo capillare delle tre regioni del darfur quando si impegno’ a consegnarmi nel 2005 tre cooperanti di ADRA che erano stati rapiti nel mese di Marzo mentre lavoravano per la costruzione di un acquedotto proprio ad As Senet.

 

I tre erano stati rapiti (insieme ad alcuni camion ed una perforatrice )e non si era saputo più nulla di loro. Le Nazioni Unite avevano chiesto il rilascio ma per tre mesi gli agenti di sicurezza occidentali sostenevano che gli operatori umanitari ( tutti di nazionalità sudanese) erano in mano del gruppo dell’SLA attivo nella zona.

 

Bahar Idris si impegno’ a rilasciare quegli uomini a me, che qualche settimana dopo con un elicottero delle Nazioni Unite andai a prevelare in una località del Sud Darfur vicino ad As Senet.

 

Qualche tempo dopo Bahar mi chiese di nascondere nel compound dove vivevo con la cooperazione un noto avvocato del Jem già coinvolto in passato in una attentato dinamitardo a Khartoum , che venne imputato erroneamente ad Al Turabi.

 

Questo avvocato che chiamero’ “Suleiman” (per proteggerlo ) fu  mio  ospite per una settimana circa a Nyala. In quei giorni frequentandolo e condividendo con lui la stanza  ebbi modo di conoscere meglio il gruppo ribelle del JEM.

 

Con l’avvocato parlammo a lungo sul conflitto del Darfur.Lui sosteneva , e non a torto, che l’unico gruppo ribelle ad avere una vera identità era il Jem. Da anni loro si erano allontanati dal movimento islamista di Al Turabi per sostenere delle tesi più moderate.

 

Il loro punto fondamentale era quello di gestire meglio l’oro nero del soba corridor, e di una presenza del popolo darfuriano a livello governativo.( vedi i 5 punti in allegato)

 

L’avvocato mi informo’ sul tentato colpo terroristico fallito qualche tempo prima, ed io concordai con lui che la guerra andava portata a Khartoum.

 

Questo era l’anno del 2005, ma l’avvocato mi assicuro’ che avrebbe seguito questa strategia.

La mia opinione , e rimane tale, era che il conflitto andava portato con tutta la sua gravità a Khartoum dove la comunità internazionale e lo stesso popolo sudanese ne avrebbe finalmente presso tragicamente atto.

Era inutile continuare ad attaccare i posti di polizia disseminati nelle tre regioni del darfur e tantomeno combattere per la sovranità su qualche villaggio .

 

L’avvocato mi disse che non erano ancora pronti per un simile colpo ma che già operavano nelle aree del West Darfur oltre i campi di Al Genena e nell’area nord nella zona di Kulbus.

Inoltre la loro presenza nel nord Darfur era spesso in contrasto con l’ascesa di quello che poi sarà il futuo leader e vice di Al Bashir, il noto guerrigliero  Minnie Mennawie che firmo’ l’accordo di pace in Nigeria sancendo una frattura definitiva con l’SLA di Abdel Uahid.

 

Per questa ragione quando ho saputoi dell’attacco ad Ondurman qualche giorno fa non fui molto sorpreso;anzi io credevo fermamente che questo sarebbe accaduto prima.

 

Con l’avvocato dopo la sua partenza ci tenevamo in contatto utilizzando diversi numeri di telefono.Inoltre avevamo escogitato di contattarci attraverso un banale indirizzo email dove entrambi conoscevamo la password ed ogni volta che volevamo comuinicare l’uno con l’altro lasciavamo dei messaggi all’interno di questo.

 

L’avvocato negli ultimi tempi si è trasferito a Dubai dove ha seguito le relazioni del Jem dall’estero mentre i suoi compagni hanno spostato in parte il comando generale nel vicino Chad oltre che a tenere sempre una base nel regime dell’amico Isaias in Eritrea.

 

Giorgio Trombatore

 

 

About the Author

Giorgio Trombatore è autore del libro Coy Ecce Homo (storie di un operatore umanitario) edizioni Le Nove Muse


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