Il lavoro in Cina
by: filippo
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Tra le autorevoli riviste che passano sulla mia scrivania, questa settimana me ne è balzata agli occhi una che descrive la nuova legge sul lavoro che entrerà in vigore in Cina dal 1° Gennaio 2008.
Ad una prima lettura si nota subito come questa riforma (attesa da ben 13 anni) proponga delle norme molto familiari a quelle che regolamentano il nostro mercato del lavoro (italiano ed europeo in genere) ed addirittura qualcuna innovativa rispetto alle nostre.
Per i contratti di lavoro è richiesta la forma scritta ad substantiam (requisito che nel nostro ordinamento non è presente) e vi è una leggera preferenza del contratto a tempo indeterminato rispetto a quello determinato, a dimostrazione che la precarietà del lavoro è un tema sentito anche in Cina; di innovativo c' è l'obbligo per il lavoratore di permanere in azienda per un periodo minimo per quei contratti a contenuto formativo, al fine di rendere efficace l'investimento in formazione sostenuto dall'imprenditore (con addirittura la possibilità per quest'ultimo di avere un risarcimento in caso contrario).
Se dal punto di vista normativo si è cercato di adeguare la normativa agli standard mondiali, non si può dire lo stesso per la parte economica. In un Paese dove la contrattazione collettiva è poco sviluppata e vi è un grosso disequilibrio fra le parti in gioco, qualcosa di più poteva essere fatto per alzare i livelli salariali e contrastare quel fenomeno di dumping sociale che caratterizza l'economia cinese.
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Filippo Osti - Consulente del Lavoro
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