Cos'è il Viral Marketing
by: trimalcione
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Questo utilizzo mirato del wom, pianificato e affidato a professionisti, non ha come obiettivo principale quello di promuovere una vendita immediata e diretta, ma di creare relazioni positive tra marca e possibile cliente.
Il miglior alleato che un’azienda possa trovare è proprio una buona predisposizione mentale del ricevente che lo trasformi in entusiasta rappresentante capace di emanare ad altri la sua esperienza positiva in modo spontaneo e naturale.
Il trasporto emotivo generato da un virale efficace può essere di diverso spessore e determinare differenti tipi di reazione, dall’acquisto immediato del prodotto, alla memorizzazione per una spesa futura, alla semplice “simpatia” per il brand; l’importante è che la sfera emotiva venga coinvolta perché ogni iniziativa di marketing ha successo quando riesce a suscitare un coinvolgimento profondo.
Quando ha successo, il viral marketing si comporta esattamente come un virus, si trasmette per “contatto” espandendosi in modo esponenziale in breve tempo. Le difficoltà di successo, però, non sono poche e la prima sta proprio nel coinvolgere le persone al punto da farle diventare “infettive” trasformandole in veicoli di contagio per diffondere l’epidemia.
Il marketing virale ha introdotto un’innovazione anche a livello dei rapporti di fiducia; una volta raggiunta la diffusione del virus la relazione più stretta e importante che verrà a instaurarsi sarà quella tra emittente e destinatario del messaggio, ovvero quella tra cliente e cliente più che tra cliente e azienda, come avviene invece nel marketing di tipo tradizionale.
Questo perché la comunicazione di un messaggio virale viene percepito e vissuto da chi lo riceve (esattamente come accade con il passaparola) non come un’informazione commerciale ma come un amichevole consiglio o una gradevole comunicazione che riceviamo da amici e vogliamo condividere con altri amici; una moderna catena di Sant’Antonio che però non prevede disgrazie ma, la maggior parte delle volte, promette divertimento.
Nella diffusione del virale esiste un punto critico, il cosiddetto Tipping Point, momento agognato da chiunque progetti un marketing di questo tipo, ed è l’istante in cui, quasi per incanto, l’evento precipita oltrepassando il limite e innescando spropositate reazioni a catena che diffonderanno l’epidemia contagiando enormi masse della popolazione.
La buona riuscita di un virale non può prescindere dalla creazione di un messaggio capace di diffondersi spontaneamente e che rimanga impresso nella memoria a lungo termine di chi lo riceve; il suo grado di infettività dipenderà quindi da molti fattori: strategici, operativi ma soprattutto dalla spiccata straordinarietà che lo deve necessariamente contraddistinguere per suscitare il coinvolgimento emotivo che porterà a replicarne gli invii.
Fra tutti gli strumenti disponibili alla diffusione di un messaggio virale primeggia su tutti il video, considerato il mezzo più efficace e gradito al pubblico e molto economico per le aziende.
Il video virale è qualcosa di nuovo, assomiglia a un Advergame, a un videoclip e a uno spot televisivo, ma non è interattivo, non è clip e, se ben congeniato, ha una presa a livello mentale molto più forte di un semplice spot.
Il marketing virale, per le sue caratteristiche è nato per essere sfruttato nella Rete i cui utenti, oltre a essere numerosi e suddivisi in gruppi omogenei, possono comunicare in modo chiaro, rapido ed economico, rigirando lo stesso messaggio milioni di volte senza margine di errore o modifica nella trasmissione.
L’ambiente di diffusione risulta fondamentale per diffondere un’efficace epidemia e la crescita esponenziale di community online ha modificato in modo significativo il processo di tale diffusione permettendo di individuare nicchie privilegiate dove i virali trovano più facilmente terreno fertile.
La loro natura settoriale agevola il contagio a potenziali portatori sani garantendo una propagazione sia all’interno che all’esterno delle community e coinvolgendo altro target potenzialmente interessato.
È solo il pubblico, destinatario del messaggio, ad avere il potere ultimo di decisione e cioè quello di innescare una diffusione epidemica e perché ciò avvenga occorre toccare le corde giuste.
About the Author
Noemi Anghileri, laureata in lettere e filosofia all'università statale di Pavia, da anni si occupa di pubblicità e mass media. È capo redattore di CaroDiario su www.pulpnet.it
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