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IL LINGUAGGIO DEI SIMBOLI SOCIALI

by: REMO_CHECOLA
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IL LINGUAGGIO DEI SIMBOLI SOCIALI

 

di Remo Checola, © 2007

 

 

Quando parliamo di Simboli sociali intendiamo tutto quello che accompagna il nostro corpo e che ha dei riferimenti nella cultura della società nella quale vengono espressi.

 

Pertanto mi riferisco specificamente agli abiti, alla foggia ed alla lunghezza dei capelli, ai tatuaggi, alle cicatrici, al piercing, alle colorazioni artificiali della pelle, all’abbronzatura, agli oggetti che portiamo con noi, ai mezzi d’uso.

 

Un postulato delle Scienze della Comunicazione è che non è possibile non comunicare.

 

In una sala d’aspetto in stazione possiamo parlare con il nostro vicino di sedia oppure possiamo aprire un giornale e leggere, possiamo guardare il tabellone degli orari dei treni o semplicemente dormire… comunque, a chi ci guarda, stiamo comunicando qualcosa: può essere la nostra socievolezza mediante delle chiacchiere, può essere l’idea di persona che si informa, di una persona che sta aspettando un treno per partire o, infine, di una persona che ha sonno. Comunque avremo comunicato qualcosa.

 

Anche se ci chiudiamo in casa da soli e non usciamo per una settimana, avremo comunicato ai nostri vicini un messaggio: quello di non voler avere contatti con nessuno per non essere disturbati!

 

Effettivamente riuscire ad effettuare una comunicazione precisa è tutt’altro che facile, in quanto ognuno ha una mappa differente nella propria mente e si rappresenta la realtà in modo diverso dagli altri. Tornando all’esempio del chiudersi in casa, i nostri vicini potrebbero effettivamente interpretare questo gesto in più modi. C’è chi potrebbe pensare che non vogliamo essere disturbati, ma qualcun altro potrebbe pensare che ci siamo ammalati e, per aiutarci, potrebbe venire a chiederci se abbiamo bisogno di qualcosa. Addirittura potrebbero pensare che siamo morti, se non emettiamo nessun rumore!!!

 

Dipende solo dalla società nella quale siamo inseriti. Possiamo abitare in un quartiere dove la privacy è molto sentita e rispettata oppure in un quartiere dove la solidarietà e l’amicizia supera le barriere familiari e ognuno sa un po’ della vita degli altri.

 

Quindi abbiamo visto che non è possibile non comunicare. Per questo motivo è necessario che la nostra comunicazione trasmetta esattamente i messaggi che noi vogliamo che gli altri recepiscano, in modo che non ci rispondano in maniera differente da come ci aspettiamo e, quindi, non ne otteniamo un disturbo.

 

Alla stessa maniera l’utilizzo dei simboli sociali di cui ho parlato prima può avere un significato diverso a seconda dei luoghi nei quali vengono utilizzati.

 

Se una donna ha sul viso una serie di cicatrici possiamo pensare che sia stata seviziata, invece sappiamo che nell’Africa centrale questi segni sono considerati simboli di avvenenza.

 

Portare i capelli cortissimi, o completamente rasati, può significare l’appartenenza ad un gruppo di naziskin, o l’appartenenza ad uno specifico corpo militare oppure solamente l’identificazione in un personaggio della televisione!

 

Lo stesso dicasi per una determinata foggia di capigliatura. Negli anni Sessanta portare i capelli lunghi alla Jimi Hendrix o portarli alla foggia dei Beatles aveva un significato bel preciso.

 

Quindi il problema, se vogliamo essere congruenti nella nostra comunicazione, sarà innanzitutto chiederci: Chi sono io? Quale ruolo voglio interpretare nella società in cui vivo?

 

Facciamo alcuni esempi.

 

A Milano, zona del centro, nell’estate del 2007, sappiamo se si indossano i jeans nuovissimi e “a zampa d’elefante”, con una camicia azzurra con macchie d’inchiostro bianche, capelli ricci a “pallone”, occhiali da sole “a goccia”, si può essere scambiati per un personaggio uscito da un film “on the road” dei primi anni Settanta.

 

Mentre se indossiamo un completo gessato blu scuro, camicia bianca e cravatta scura a righe, capelli corti e ben pettinati, potremmo essere scambiati per un avvocato che è uscito dallo studio ben “accorsato” per andare a bere un aperitivo. Potrebbe essere sufficiente aggiungere un orecchino al lobo sinistro, un tatuaggio sul collo, un fisico ben sviluppato, per essere scambiati per un modello che è appena uscito da una sfilata di moda.

 

Per una ragazza utilizzare lo stesso abbigliamento, per esempio una minigonna, degli stivali fin sopra al ginocchio e qualche piercing sul viso può avere significati differenti se lei ha un portamento ben eretto e guarda le vetrine sotto i portici, oppure se ciondola un po’ ed è sull’imbocco della tangenziale.

 

Un viso molto truccato e abbondanti collane e bracciali vengono visti differentemente se la ragazza che li porta è insieme ad altri ragazzi che ascoltano la musica in piazza San Lorenzo o se è al bar del Country club.

 

Quindi, dopo esserci chiesti quale ruolo vogliamo avere nella società, ricordiamoci di studiare i modelli che sono paradigmatici di quei ruoli; studiamo i significati che il linguaggio dei simboli sociali attribuisce nella società nella quale siamo inseriti e, quindi, scegliamo se adottare, o meno, i relativi simboli identificativi di quel sistema sociale.

 

Qualunque scelta avremo fatto, se adottarli o no, comunicherà agli altri membri di quel sistema un messaggio che sarà comunque interpretato.

 

Il mio consiglio, pertanto, è di ricordarci di utilizzarli con consapevolezza.

 

 

Remo Checola lo trovi su: http://ilcantoritrovato.blogspot.com/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About the Author

Remo Checola è nato a Foggia 44 anni fa, è sposato ed ha tre figli. Dopo aver svolto per alcuni anni la professione di architetto nella sua città natale, si trasferisce a Reggio Emilia con la famiglia dove si impiega nell’amministrazione pubblica. I suoi interessi sono la lettura, la scrittura e la cucina, cui si dedica con eguale impegno, creatività e passione.


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