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Elementi di processo Nel nostro precedente articolo ’origine delle malattie ’, ipotizzammo che gli esseri umani si differenziavano nel modo in cui elaboravano le informazioni che giungevano al cervello sotto forma di stimoli sensoriali. Tale diversità spiegava perché certe persone si ammalavano, e altre No. In sostanza, ritenevamo che si ammalassero quei soggetti che combinavano o dislocavano le informazioni negli emisferi cerebrali in modo anomalo. Nell’emisfero destro di molti pazienti, infatti, riscontrammo rappresentazioni, esperienze, immagini d’eventi passati contenenti errori submodali che una volta corretti provocano la scomparsa della malattia. In altri soggetti, sempre normalmente organizzati, alcuni ricordi si trovano in un’ubicazione sbagliata, al posto d’essere memorizzati nell’emisfero destro, erano stipati in quello sinistro. In questi casi, una volta inviati i ricordi nella giusta destinazione, cioè in memoria, la sintomatologia svaniva. Avevamo anche scoperto che alcuni soggetti presentano stadi atipici nella sequenza di alcuni programmi comportamentali, che una volta regolati, producevano la remissione della sintomatologia. Tuttavia, i nostri procedimenti non funzionavano su tutti i soggetti, ci riservammo, perciò, d’aggiungere nuove elementi e approfondire l’argomento. Concentrammo la nostra attenzione sui ricordi ubicati in maniera sbagliata, quelli posteggiati nell’emisfero sinistro del cervello che accumulandosi sulla porta d’ingresso della memoria ostacolavano il flusso delle informazioni verso emisfero destro. Ipotizzammo che questa tipologia di ricordi non entrava in memoria per l’elevata dimensione delle immagini. Infatti, dopo aver effettuata la compressione, le rappresentazioni, fino allora localizzate nell’emisfero sinistro, entravano celermente in memoria e non provocavano più problemi psichici o somatici. Tuttavia, in certi pazienti, nonostante la schiacciamento, le immagini non entravano nell’emisfero destro. Pensammo che queste non fossero compatibili con memoria. Però, da una attenta valutazioni non sempre riscontrammo elementi di inconciliabilità tale da giustificare un mancato invio. A quel punto, pur condividendo l’esistenza di immagini o esperienze incompatibili, errori submodali ecc., sostenemmo che alcune aree mnemoniche fossero talmente colme di informazioni da non consentire l'ingresso di altro materiale. Da uno studio che avevamo condotto sui sogni (ricordare i sogni) rilevammo che la memoria stipava le informazione in una sorte d’archivio che presentava somiglianze con le ‘classe d’insiemi’, delle specie di cartelle o di celle suddivise in scomparti a differente contenuto, organizzate per dei tipi logici e, probabilmente, articolate in sistemi a strutture aperte mediante interconnessioni di tipo cibernetico a influenza reciproca (a valori differenziali). Quindi, alcune cartelle potevano riempirsi e influenzare negativamente le altre ad esse collegate in relazione al proprio valore posizionale. Infine, dopo aver notato che certe persone, affette da patologie invalidanti, mostravano difficoltà d’accesso ad alcuni sistemi rappresentazionali primari, verificabile dall’esterno per l’assenza d’indizi visivi di scansione oculari. Ostacolo, che impediva la creazione e/o il mantenimento di programmi neurali ben formati, pensammo che non fosse dovuto ad un fattore fisico, come prima avevamo lasciato intendere, ma ad un esaurimento di qualche scomparto della memoria, tuttavia, rimuovibile mediante installazione dei sistemi difettosi dopo eliminazione di contenuti non molto utilizzati e zippamento del materiale restante. Elementi di contenuto Una ragazza di 24 anni si presentò volontaria per una dimostrazione. Chiedemmo chi o che cosa le provocasse il disturbo che lamentava (sensi di vuoto e smarrimento); doveva solo pensare alla risposta, senza riferirla. Spostò gli occhi in alto a sinistra (un’immagine ricordata archiviata nell’emisfero destro). Domandammo se fosse consapevole dell’immagine, rispose di No. Dopo un po’ ci accorgemmo che dilatava le pupille ed entrava in uno stato di trance, facemmo del nostro meglio per mantenerla vigile. La situazione si fece tale da spingerci a continuare la seduta in quello stato perché la ragazza continuava a scivolare in trance. Dopo una breve investigazione ipnotica, salvaguardando la privacy della giovane, emerse che una parte di lei aveva cancellata l’immagine per non farla arrivare alla coscienza. Ci complimentammo con il suo cervello, o meglio con la sua parte, facendo presente che la rappresentazione provocava sensi di vuoto e smarrimento improvvisi. Suggerimmo, allora, che sarebbe stata una buona idea prendere quella immagine e metterla in un altro posto, ove non avrebbe provocato effetti collaterali. Dopo un cenno d’assenso, la ragazza si svegliò serena e soddisfatta. Nei giorni successivi ci fece sapere che il suo problema era svanito completamente. Un conoscente, interessato alle nostre ricerche, chiese se potevamo fargli dimenticare una donna, in quanto si sentiva geloso e depresso, lo invitammo, allora, a pensare al problema. Spostò gli occhi a livello e a sinistra (Ar), suoni o parole ricordate, tenendoli per qualche tempo, poi li abbassò sinistra (Ad), dialogo interno, e infine, sempre in basso, ma a destra (C ), accesso alle sensazioni corporee, una strategia comportamentale: Ar --- Ad --- C, in termini di nero-programmazione A --- B--- E. A quel punto esponemmo il nostro modello: “ Hai appena ricordando l’ultimo dialogo avuto con la donna (Ar), situato nell’emisfero destro, adesso non dobbiamo fare altro che inviarlo in quello sinistro, dove sarà elaborato e corretto. Per farlo occorrono dei veicoli. Proviamo quelli analogici che normalmente trasferiscono le informazioni dall’emisfero sinistro a quello destro, ma usiamoli ugualmente. - “ Cambia il tono di voce della discussione che hai avuto, mantenendo gli occhi a livello e a destra!” … “ Il veicolo non ha portato l’informazione all’elaborazione, infatti la strategia non si è modificata perché ruoti gli occhi sempre nelle stesse posizioni”. - “ Cambia il volume della voce!” … “ Nemmeno questo ha veicolato l’informazione”. - “Accelera il ritmo del dialogo e poi pensa all’esperienza problematica!” (comincia a spostare gli occhi a livello a destra e poi a sinistra, e riprende a spostarli i quelle direzioni): Spiegammo che il programma era arrivato nell’emisfero sinistro, ma che si trovava anche in quello destra, quindi, potevamo ancora salvarlo, ma dopo un accenno di dissenso proseguimmo nell’operazione di trasferimento. - “ Prova a ripetere il dialogo avuto con la donna alla rovescia, dalla fine all’inizio!”. Dopo qualche sforzo ci riuscì (dovette immaginare una lavagna ove era riportato il dialogo e leggerlo al contrario). Terminata l’operazione lo invitammo a pensare al problema, ma non arrivò ad accedere alla vecchia strategia, la quale si era trasformata in Ar --- Vr / Vc --- C, in termini di neuro-programmazione: A --- A --- B --- E. Rimase sorpreso perché nonostante gli sforzi non riusciva ad avere accesso all’esperienza negativa. Successivamente, incontrò la donna, per caso, le parlò e non avvertì alcun disagio, anzi l’incontro gli fece piacere. Si possono trasferire le informazioni dall’emisfero destro a quello sinistro per farle elaborare e correggere, ma il passaggio inverso può provocare una leggera amnesia, soprattutto se veicolate in modo discontinuo. Nei sogni, una parte delle informazioni provenienti dall’emisfero sinistro arriva al destro mediante una veicolazione digitale, giusto per evitare che restino in memoria. Elementi di programmazione Vc = immagini costruite nell’emisfero dominante (occhi rivolti in alto a sinistra); Vr = immagini ricordate, localizzate nell’emisfero destro (occhi rivolti in alto a destra); Ac = suoni o parole costruite nell’emisfero dominante (occhi a livello diretti a sinistra); Ar = suoni e parole eidetiche o ricordate, localizzate nell’emisfero destro (occhi a livello diretti a destra; Ad = dialogo interno, funzione dell’emisfero sinistro (occhi rivolti in basso a sinistra); C = accesso alle sensazioni, probabilmente, funzione di entrambe gli emisferi (occhi rivolti in basso e a destra). Lo schema è valido per chi usa di preferenza la mano destra. Per i mancini i segnali visivi d’accesso sono invertiti. L’accesso alle immagini visive può essere rilevato anche dallo sguardo immobile e fuori fuoco: si tratta di immagini molto vivide perché sono coinvolti contemporaneamente entrambe gli emisferi cerebrali, infatti, mentre le rappresentazioni sono estratte dalla memoria, l’emisfero sinistro le costruisce fedelmente alle originali. I movimenti oculari che la gente compie quando pensa ed elabora nuove informazioni costituiscono un indice di notevole esattezza della specifica attività neurologica sensoriale e consentono di conoscere con precisione i sistemi rappresentazionali delle informazioni e gli emisferi cerebrali operanti nell’elaborazione e localizzazione dei dati ai quali ha accesso in un determinato momento. L’occhio è scisso, nel senso che ciascun dei due occhi è connesso per metà con uno degli emisferi, e per metà con l’altro. Se chiedessimo a qualcuno: “Che aspetto avrai fra dieci anni?”. Per rispondere alla domanda, la persona dovrà costruire l’immagine di se stesso di dieci anni più vecchio, dovrà elaborare una rappresentazione nuova a livello dell’emisfero sinistro (il nostro processore), quindi, sposterà gli occhi in alto e a destra. Se invece chiedessimo: “ Ti ricordi il viso del tuo migliore amico?”. Dovrà semplicemente estrarre l’immagine dalla memoria, localizzata nell’emisfero destro, pertanto sposterà gli occhi in alto e a sinistra. Secondo la programmazione neurolinguistica, le immagini ricordate riscontrate nell’emisfero sinistro non sono altro ricordi di immagini costruite, uno dei punti in cui non siamo d’accordo. In neuro-programmazione digitale riteniamo che esse si trovino in una dislocazione anomala, che non sono state inviate in memoria per i motivi sopra descritti o per aver avviato un percorso inverso, dalla memoria alla elaborazione, dall’emisfero destro a quello sinistro, comunque per un rigetto della rappresentazione. Eleganza del modello A = utilizzo dell’emisfero destro; B = utilizzo dell’emisfero sinistro; E = utilizzo di entrambe gli emisferi. Una strategia, ad esempio: Ad --- Vr / Vc --- C in termini di neuro-programmazione si traduce in: B --- E --- E dove: B = Ad, E = Vc / Vr, B = C; oppure: B --- A --- B --- E dove: B = Ad, A = Vr, B = Vc, C = E In sintesi, l’esperienza prima è elaborata nell’emisfero sinistro, poi passa in quello destro per l’elaborazione ed il risultato è rappresentato in entrambe gli emisferi. Esaminiamo la strategia comportamentale Ad --- Vc --- C, in termini di neuro-programmazione: B --- B --- E In altre parole l’esperienza elaborata nell’emisfero sinistro rimane nello stesso emisfero, ma con un diverso sistema rappresentazionale e l’effetto rappresentato in entrambe gli emisferi. Cambiando il primo stadio (in altre parole, trasferendo lo stadio Ad in quello destro, ad esempio Ar, un passaggio di Ad verso Ar) la strategia si evolverà naturalmente in un’altra sequenza comportamentale. Faremo, perciò, mantenere alla persona gli occhi a livello a sinistra e ricordare le parole espresse nel dialogo interno, una traduzione di Ad in Ar: un passaggio da B verso A. Possiamo modificare altri stadi e ottenere nuove strategie e ampliare il numero di scelte comportamentali. Similitudini con la terapia del dott. Hamer Poco tempo fa, ci interessammo agli studi del dott. Hamer: risoluzione problematiche oncologiche mediante scioglimento dei conflitti interiori. Secondo noi, la risoluzione dei conflitti, in certi casi, presentava similitudini con certi nostri interventi. Il nostro interessamento ad Hamer fu casuale: su un forum, a lui dedicato, si parlava della nostra disciplina, la neuro-programmazione digitale, ove qualcuno riteneva che ci fossero punti di convergenza. Tuttavia, la nostra disciplina era più immediata ed applicabile. Fummo lusingati dalla cosa, comunque, procedemmo per la nostra strada, anche se le sue testimonianze potrebbero, in una certa misura, confermare alcune nostre ipotesi. Conclusioni Non siamo terapeuti, ma solo ricercatori interessati a scoprire l’origine delle malattie. Ci distinguiamo dai medici, operatori del benessere ecc. perché studiamo le persone che godono di buona salute sia fisica che mentale, la gente che ha la soluzione. Ci interessa scoprire in che modo questi soggetti elaborano pensieri e informazioni nei propri emisferi cerebrali. Ci interessa capire le modalità con cui stipano esperienze e rappresentazioni nella propria memoria, il sistema di archiviazione e l’elaborazione interna dei dati. Pertanto, non facciamo altro che insegnare ai singoli le modalità di programmazione degli individui sani.
Fonti.
http://www.nienteansia.it/news-utenti/viewart.php?idart=43
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