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Bonus ? Malus !

by: marcoviniciomasoni
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 Proverò a parlare di nomadi per trattare anche i concetti di rigore e tolleranza.
 
Sì, li chiamo zingari, e qualche volta nomadi, perché così  li chiamavo da  ragazzino e non amo il politically correct .(dite a un cieco “non vedente” e  molto probabilmente  vi accorgerete che non apprezza).

A proposito,  loro, quelli che oggi vengono chamati Rom,  ci chiamano i Gagè, cioè i “non uomini”.

Dunque: rigore e tolleranza. Ne parlerò utilizzando due termini, dei quali il secondo in Italia è quasi sconosciuto.

I termini sono Etico ed Emico.

Ma prima di  riportarvene la definizione  utilizzata da sociologi, filosofi  e psicologi importanti del mondo anglosassone, vi porto un racconto.

Un episodio al quale ho assistito.


Ero insegnante in un carcere minorile di una grande città del nord ( non fatemela citare, perché tutto e chiunque potrebbe  diventare riconoscibile e io non voglio mettere in difficoltà nessuno).

Con una delegazione di colleghi insegnanti vado – non ricordo la ragione - ad un incontro  con una dirigente dell’Ufficio Nomadi di quella città . Non sono nemmeno sicuro che si chiamasse  Ufficio Nomadi,  ma , insomma, era l’ufficio che trattava di quelle cose. Ok?

Un ufficio , come si dice, Istituzionale? Sì perché era un’espressione dell’amministrazione di quella città.

Bene, parliamo delle nostre cose e poi  il discorso scivola, con uno scivolìo guidato e voluto dalla dirigente  per il suo  bisogno di comunicarci quanto ama gli zingari, verso la  descrizione di un episodio "esemplare".

Virgoletto le sue parole , anche se le cito ovviamente a memoria, concedetemi questa licenza.

“Un giorno dalla finestra vedo un gruppetto di zingarelle,  avevano appena rubato in un appartamento perché portavano la refurtiva  insaccata nelle  loro gonne lunghe, ma erano scomode e  ogni tanto  qualche oggetto cadeva,  un vasetto d’argento, un monile  ecc. Insomma erano in difficoltà. Allora io, impietosita, le ho chiamate dalla finestra…all’inizio erano sospettose e volevano scappare, ma poi mi sono fatta capire  e ho passato loro dei sacchetti di plastica. Per metterci dentro tutto.”

Credo di condividere con tutti voi il giudizio: il buonismo, a questi livelli, diventa imbecillità colpevole e criminale. E l’ufficio diretto da quella dirigente  era un ufficio, lo ri-dico, di una  istituzione di un  grande  comune  italiano.

E veniamo ora ai due termini presentati poco fa.

Per Etico intendiamo ciò che è universalmente condiviso (per esempio la affermazione : non si ruba). Il piano etico riguarda  le regole e le leggi. Per alcuni ruoli è il piano principale ( per esempio per un giudice).

Per Emico intendiamo  ciò che riguarda  i percorsi, la coerenza interna, dei ragionamenti individuali (spesso legati a sottoculture).

Perché citare i due piani insieme? Perché questi  non vanno disgiunti quando si vuole educare, insegnare, far apprendere.

Un esempio.

Un ragazzo ruba un motorino.

Il piano etico vuole che egli , se  preso, venga punito con la sanzione prevista dalla legge.

Questo piano va rispettato, pena la disseminazione di un sentimento distruttivo, la caduta della certezza del diritto.

Ma vogliamo anche far sì che quel ragazzo non rubi più?

Qui subentra il secondo piano, quello emico.

Supponiamo di scoprire che quel ragazzo abbia rubato per poter  essere accettato nel gruppo deviante da lui ritenuto degno di rispetto e stima. In questo caso saremmo davanti  a un forte bisogno di accettazione.

Da questo punto di vista la sua azione deviante acquista un senso. Non solo, acquista addirittura un senso condivisibile: a tutti noi preme  essere accettati.

A questo punto rischieremmo  grosso se dimenticassimo che  va tenuto presente con saldezza il piano etico, se ciò non accadesse cadremmo nel buonismo imbecille, così ben illustrato dall’esempio che vi ho portato, e diremmo al ragazzo: poveretto, vai pure.

Che fare quindi?

Insegnare a quel ragazzo che  si può essere accettati anche in altri modi e mostrando alla sua famiglia e ad una scuola colpevole che i primi accettanti avrebbero dovuto essere loro. Ma senza rinunciare alla sanzione.

Insomma , bisogna educare E rispettare le leggi.

Nello stesso tempo.

L’Italia  ha una tradizione diversa: il piano emico sovrasta troppo spesso quello etico.

Ricordiamolo allora: le leggi si rispettano anche se non piacciono e se ad applicarle non ci sentiamo “buoni”. E se non piacciono  le cambia la politica. E politica non è tutto. Come si diceva nel 68.

Una legge non è qualcosa che porta con sé per sempre il timbro di Berlusconi o di Veltroni, quando il parlamento l’approva diventa legge per tutti. Che sia dura lex  o stulta lex, poco importa, se non ti piace lotta , in democrazia, col voto, coi discorsi,  ma nel frattempo rispettala. Non fece così anche Socrate?

Certo, ci vuole una certa forza!


Marco Vinicio Masoni
http://www.pigroni.net/
 

About the Author

Marco Vinicio Masoni è psicologo e psicoterapeuta.

Autore di numerosi libri e conduttore di progetti per gli enti locali e  scuole per la costruzione del benessere.

www.formazione-studio.it

 


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