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La depressione nel Terzo Millennio: ancora un 'male oscuro'

by: s.presta
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La depressione non è sinonimo di debolezza di carattere, ma una malattia e come tale si riconosce per una serie di caratteristiche che concorrono ad alterare il normale funzionamento della persona colpita.

Si tratta di una malattia, purtroppo, sempre più presente nel quotidiano; una malattia subdola che può comparire a tutte le età e, se non curata, può diventare cronica con conseguenze in termini di prospettive di vita. Nei soggetti colpiti l'esistenza diviene dolorosa, incolore, pessimistica e anche gli stessi movimenti sembrano rallentati. Il sonno non è più regolare, l'appetito scompare o può diventare eccessivo, diminuisce il desiderio sessuale. Nel bambino sono frequenti cefalee, mal di stomaco, rifiuto del gioco di gruppo e nell'adolescente la malattia può assumere aspetti di ribellione agli schemi della società.

Da uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità già nel 1994 è emerso che circa tre milioni di italiani soffrono di disturbi depressivi. Purtroppo solo una minoranza consulta lo specialista per cui ne deriva che nel nostro paese il costo sociale è pari a circa 8000 miliardi l'anno. Quanto alle cause, la malattia è determinata da squilibri chimici a livello cerebrale e può comparire in risposta ad uno stress, acuto o cronico, ma anche in assenza di cause esterne.

La cura esiste certamente. Soprattutto in fase acuta, il trattamento farmacologico è universalmente riconosciuto come indispensabile. Oggi disponiamo di numerosi composti efficaci, ben tollerati e, dato importante, che non danno alcun tipo di dipendenza. Esistono anche alcuni tipi di psicoterapia molto efficaci, come la terapia interpersonale e la cognitivo-comportamentale. Comunque nessun trattamento esclude l'altro, anzi è sempre auspicabile una terapia combinata che attualmente dà risultati soddisfacenti pari all'80-90 per cento degli interventi. Esiste, comunque, se il trattamento è assente o è inadeguato, il rischio di possibili ricadute e, di conseguenza, appare importante non solo curare, ma anche pensare alla prevenzione.

La depressione, oltre che per chi ne è colpito, è fonte di sofferenza anche per la famiglia. Qui, purtroppo, ad un iniziale atteggiamento di comprensione e di partecipazione, poco alla volta subentrano frustrazione, scoramento e atteggiamenti aggressivi verso il paziente che sembra non ascoltare nè tener conto dei suggerimenti, sollecitazioni, minacce. Ed è l'atteggiamento accusatorio da parte dei familiari che può aumentare i sensi di colpa e aggravare la situazione. E' invece importante non alimentare tali sensi di colpa, insistere sul fatto che si tratta di una situazione transitoria e curabile, sottolineare la necessità di consultare uno specialista e, soprattutto, convincere, e convincersi, che dal tunnel si può uscire. 

About the Author

Il dr. SILVIO PRESTA (www.silvio-presta-psichiatra.tk) è specialista in Psichiatria, Dottore di Ricerca in Neuropsicofarmacologia Clinica, perfezionato in Psicopatologia dello Sviluppo e Farmacologia e Farmacoterapia dei disturbi d'Ansia. E' collaboratore dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile (IRCCS Stella Maris) e della Clinica Psichiatrica dell'Università di Pisa per la stesura di pubblicazioni scientifiche. E' docente della Facoltà di Medicina dell'Università di Pisa per il Master di I e II Livello in 'Psicopedagogia dello Sviluppo' ed è docente dell'Istituto Internazionale di Scienze Cognitive (Grosseto). Membro della Società Italiana di Psichiatria Biologica, è autore di oltre 100 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali inerenti varie aree di indagine, con particolare riferimento alla clinica ed alla biologia dei disturbi d’ansia e dell’umore. Collabora con quotidiani e con riviste nazionali di natura divulgativa ('Il Tirreno', 'In forma perfetta', 'Psychologies').


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