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Psicologia delle Emergenze

by: Moreno
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Questa mattina mi sono svegliato, come tutte le mattine, con l’accensione della televisione e mi si sono presentate delle immagini alquanto sconvolgenti.

Nella California del Sud, sono cinque giorni che un immenso rogo sta distruggendo tutto quello che trova.

Bush, ha dichiarato lo stato di “super-calamità” e ieri, secondo una notizia dell’ANSA, si e’ verificata la maggiore evacuazione della storia californiana (si e’ arrivati a un milione di sgomberi), anche se a molti e’ stato consentito di rientrare.

Questo tipo di tragedie di solito fanno pensare, rapidamente, alla perdita di beni materiali, di amici, parenti.

C’è però anche un altro aspetto: la psicologia dei sopravvissuti o/e dei familiari degli stessi.

Come cambierà la vita di quelle persone che sono scampate a questa tragedia?

Immagina di perdere tutto quello che hai faticosamente conquistato in anni di lavoro.

Ritrovarti senza casa, macchina, e tutto quegli oggetti che sono psicologicamente importanti per mantere un certa stabilità emotiva e psicologica.

E rimanere privo di quelle persone che ami?

Riesci ad immaginare che TRAGEDIA nella TRAGEDIA?

Esiste tutta una branca delle psicologia che studia queste situazioni: la psicologia delle emergenze.

La parola “emergenza” deriva dal latino ex mergere che significa letteralmente uscire dall’acqua, ciò che viene a galla, ciò che nasce e cresce. Essa è un momento critico che richiede un intervento immediato.

Appare un controsenso accostare due termini che sembrano gli antipodi: psicologia, ossia lo studio del pensiero e delle emozioni che è da considerarsi un processo più o meno lungo di consapevolezza e, l’emergenza dove, al contrario, è indispensabile un intervento precoce, rapido, efficace ed immediato.

In realtà, la Psicologia delle Emergenze ha uno diverso dalla psicologia come la intendiamo generalmente.

L’obiettivo del suo intervento infatti, non è il cambiamento della personalità, ma la riduzione dello stato di crisi presente, per ripristinare nel soggetto il livello di funzionamento pre-critico nel più breve tempo possibile, la prevenzione dell’aggravamento nel medio-lungo periodo di problematiche psicologiche insorte a causa dell’evento disastroso e l’integrazione del sistema istituzionale di assistenza psicosociale con l’offerta di un servizio di emergenza capace di operare “sul campo” nelle prime fasi del dopo-disastro (Napoli, 2005).

La Psicologia delle Emergenze inserisce in tre categorie i soggetti dei suoi interventi, definiti come “vittime”. Ci sono

1. vittime di primo livello, coloro che hanno subito direttamente l’evento critico

2. vittime di secondo livello, i parenti delle vittime di primo livello

3. vittime di terzo livello i soccorritori, professionisti e volontari, chiamati ad intervenire sulla scena dell’evento traumatico, che a loro volta riportano danni psichici per la traumaticità delle situazioni a cui devono far fronte.

Ma cosa accade nella psiche delle vittime?

La stessa Psicologia delle Emergenze trova difficile fare una descrizione di tutti i fenomeni psicologici di una situazione di emergenza, essendo ogni individuo diverso, con una propria struttura psichica, quindi una risposta emotiva/psicologia piuttosto personale.

Una sindrome che ad esempio si evidenzia in queste situazione è quella definita Sindrome da Disastro, caratterizzata da assenza di emozioni, inibizione dell’attività, indecisione, mancanza di reazioni, comportamenti automatici, che possono sfociare, nel medio periodo, nello sviluppo di disturbi d’ansia acuti, fobie specifiche, disturbi ossessivi, ricordi intrusivi, sensi di colpa, condotte variamente aggressive dovute a sentimenti di ostilità irrazionali.

Questi sintomi si manifestano, magari in forme meno evidenti, ogni volta che ci troviamo difronte ad un ostacolo che impedisce il manifestare ciò che è dentro di noi.

Sono risposte di protezione dal dolore.

Lo schema psicologico che agisce è lo stesso.

Difronte al dolore, alcune risposte possibili sono le stesse associate alla Sindrome da Disastro.

Quante volte, in presenza della tua paura (di non farcela, di esprimerti, di scoprirti, che gli altri conoscano un certo aspetto di te), la tua reazione è stata quella di chiusura, distaccandoti dalle tue emozioni, evitando di agire, rimandendo nell’indecisione sul da farsi?

Questo è esattamente quello che facciamo.

Piuttosto che percepire il dolore della trauma, evitiamo di fare la cosa che sappiamo essere giusto fare.

E’ solo quando, con coraggio, indaghiamo le nostre profondità e le facciamo emergere (ex mergere), che l’ostacolo si scioglie e siamo liberi di proseguire il nostro percorso verso la realizzazione di noi stessi e del nostro progetto di vita.

moreno

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Moreno Picchi si occupa di

Counseling Relazionale
Comunicazione Subliminale
Comprensione dei processi mentali della ricchezza

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