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Torna la vita nell'atollo di Bikini

by: max_articolista
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Bikini. Sono due le immagini che saltano subito alla mente quando si pronuncia questa parola: sole mare e belle donne, oppure gli esperimenti atomici della meta’ del ‘900. Oggi i luoghi che furono teatro di una violenta devastazione sono rinati in una esplosione di biodiversita’. Branchi di pesci gialli, coralli ramificati fitti come cespugli, un paesaggio vivo e rigoglioso come una foresta marina e’ quello che hanno trovato gli studiosi dell'ARC – Coral Reef Studies quando si sono immersi nell'atollo di Bikini, in Micronesia.

Il primo marzo del 1954 in quel paradiso scoppio’ il putiferio: una bomba atomica da quindici megatoni, cioe’ quasi 800 volte piu’ potente delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki, semino’ morte e distruzione.

Zoe Richards, coordinatrice del gruppo di ricerca sui coralli a cui hanno partecipato Italia, Australia, Germania e Hawaii ha dichiarato: "Immergendomi mi aspettavo di trovare un paesaggio lunare". Invece la sorpresa e’ stata scoprire coralli grandi come alberi proprio nel cratere lasciato dalla famigerata bomba denominata “Bravo”, un enorme cratere oggi completamente coperto di esoscheletri corallini.

Maria Beger dell’Universita’ del Quensland in Australia ha segnalato anche che i livelli di radiazioni sott’acqua sono simili a quelli di una qualunque citta’ australiana. Non si puo’ pero’ dire lo stesso per cio’ che riguarda i prodotti della terra: “Quando mi sono avvicinata ad una pianta di cocco – precisa Berger – i livelli di radioattivita’ si sono impennati”. La ricerca sottolinea pero’ che molti coralli sono andati perduti: i piu’ delicati e i piu’ rari. E’ rimasto infatti il 65 per cento delle specie presenti prima dell’esplosione.

Lo stato di salute degli esemplari oggi presenti e’ prova che i coralli hanno la capacita’ di resistere anche ad enormi fonti di disturbo, ma – precisano gli studiosi - la loro straordinaria ripresa e’ dovuta soprattutto alla prolungata assenza dell’uomo dalla zona, infatti, a parte qualche sporadica incursione di tonni, pesci napoleone o di pescatori di frodo, quel quadrato di oceano e’ rimasto isolato.

La storia di morte e rinascita dell'atollo di Bikini suggerisce a piu’ di un’istituzione l’idea di far rientrare la foresta di coralli nella lista dei siti patrimonio dell’umanita’.

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Francesca Farina - BuoneNotizie.it


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